22
gen
2011

Da dove iniziare. Voglio  iniziare raccontandovi una storia. Una bella storia. Certo non sarà bella come la storia che voi avete da raccontare, però una storia bella o brutta rimane sempre una storia.
Questa è la mia storia.

Questa storia inizia il 15 di Novembre 2010 e il protagonista sono io, un ragazzo, Pugliese, Tarantino, catapultato nella città, Milano.

gatto porta fortuna cineseCome ogni giorno la mia sveglia suona l’ora alle 7.10 e la procedura è sempre la stessa. Blocco quel rumore fastidioso che esce dal cellulare, mi alzo, non connetto, vado in bagno, svuoto la vescica, evito di guardarmi allo specchio e mi fiondo nella doccia.  La dolce sensazione dell’acqua calda che scorre sul mio corpo ancora caldo è qualcosa a cui non posso rinunciare. Il buon giorno per me inizia da li.  La mia mente inizia a svegliarsi provando quella sensazione di piacere. Ma i piaceri a cui sono abituato a prima mattina non finiscono qui.  Esco dalla doccia, mi asciugo ed ecco un altra senzazione piacevole che continua lentamente a svegliarmi la mente, il phon. Potrei restare le ore a dirigere quel getto continuo e caldo sul mio corpo.
Esco dal bagno, resto in mutante e inizio a preparare il caffè. Ecco la prima cosa da sapere di Milano. I riscaldamenti sono a palla. Una sensazione a volte di soffocamento. Una cosa da non crederci. Ho pensato a tutto. Avranno freddo questi milanesi; il palazzo sarà pieno di persone anziane che si lamentano continuamente e per non starle a sentire i condomini preferiscono tenere il riscaldamento al massimo; avranno un bel po’ di soldi e quindi non gli interessa spendere delle cifre da capogiro per spese condominiali.
Ci credereste se vi dico che nessuna di tutte queste cose è vera? Chiedendo a colleghi ho scoperto che fa troppo caldo anche da loro, quindi non è una situazione solo del mio condominio, ma generale, diffusa per tutta Milano. Un collega si lamentava per le spese condominiali e come sempre succede quando si chiacchiera in gruppo davanti ad una macchinetta di caffè, ognuno dice la sua, e ognuno si lamentava dei costi.  “Ma come mai avete i riscaldamenti al massimo?” – chiedo. Non riesco ad avere una risposta chiara.
Luigi, il mio collega, mi racconta che sta cercando di staccarsi dal riscaldamento centralizzato per installare un sistema di riscaldamento autonomo nel suo appartamento ma sembra che la cosa non sia così facile da farsi. Risparmierebbe ben duemila euro l’anno. Allora la domanda nasce spontanea. “Cosa? Ma scusate un attimo, quanto pagate di spese condominiali?” – vedo negli sguardi un senso di impotenza, sofferenza e rabbia. “duemila e cinquecento euro”, “tremila euro” e giù di li. “Cavolo ma sono tantissimi” – dico, “ tu pensa che quasi duemila euro sono solo per i riscaldamenti”. Ecco che i conti tornano. Follie Milanesi.

Ma torniamo al mio caffè. Cavolo il caffè!!! Una volta su due lo dimentico acceso mentre mi vesto e questo immancabilmente porta alla morte precoce della moka, alla totale perdita della guarnizione nel giro di poche settimane e ad un caffè bruciacchiato da bere.  Caffè amaro e fette biscottate con marmellata. Sulla marmellata potrei aprire una lunga parentesi. Esistono marmellate e marmellate. Quelle gelatinose, quelle fatte in casa, quelle che sanno di frutta e quelle che sanno di niente. Ma questa è un’altra storia. Mi vesto, inserisco il notebook nella valigetta, indosso il Woolrich per sopportare il freddo tagliente di questa città ed esco.
Ho detto ed esco!!! Cavolo non si vede niente. C’è la nebbia, fa freddo, la strada è tutta bagnata, a tratti ci sono delle pozzanghere, in faccia ho la sensazione di umido, come se qualcuno mi stesse vaporizzando addosso dell’acqua fredda, gelida. Mi sento un po’ come i pinguini di Madagascar. Avete presente quando rubano la nave per dirigersi al polo sud, finalmente arrivano, scendono dalla nave da eroi, si guardano intorno e la loro prima esclamazione  è?  “ma che schifo!!!!”.  “Va bè me tocca” – penso, e vado alla fermata del tram. Ci sono alcune persone che aspettano con me. Dall’altra parte della strada ad angolo c’è un bar, un edicola  subito di fronte e affianco al bar delle saracinesche chiuse. Presumo dei negozi. Ogni giorno durante la settimana sono li alle 7.50 e sono di ritorno alle 19.30. Quei negozi (presunti) li trovo sempre chiusi. Il sabato e la domenica non ne parliamo. È festivo! Chiusi! A volte mi capita di entrare nel bar. Quelle volte che la macchinetta del caffè fa i capricci. Povera, lo credo bene per come la tratto!
La prima volta che sono entrato ho notato subito un sopra mobile, un gatto tutto bianco, con una espressione sorridente, pieno zeppo di caratteri cinesi dorati e con la zampina di sinistra in movimento. È simpatico, sembra quasi volesse salutare. Non voglio tirarla troppo il bar è cinese. Quel gatto un giorno scopro dalla barista è un portafortuna. Subito in basso noto una coreografia, tre porcellini dorati anche essi, il porcellino del centro più grande e i porcellini disposti uno a destra e uno a sinistra più piccoli rispetto a quello centrale.  Anche questi portafortuna. È affascinante come il solo entrare in un bar, a Milano, ma gestito da cinesi, ti possa far immediatamente capire quanto siano differenti le nostre culture.
“Un caffè per favore” buono, pago, una breve occhiata fuori dalla finestra per vedere se il tram è in arrivo,  apro la porta e saluto con un classico “Buongiorno, arrivederci”. Ed ecco che anche la barista ricambia con un grosso sorriso il mio saluto urlando “BUONGIONNO GLAZIE, GLAZIE BUONGIONNO”… e lì, a quel saluto, sono letteralmente scoppiato a ridere. Non si tratta di discriminazione o chissà cosa, è semplicemente un mix di racconti, storie, film, parodie, commedie, comici che vivono da anni su questa leggenda della “R” cinese e poi così all’improvviso ti capita di sentire quel saluto e tutto ti torna in testa, ti sale, e alla fine esplodi con una risata che durerà a lungo.
A volte ci ripenso e rido ancora.

Vado, arriva il tram.

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